GB: È BOOM PER "L'UOMO IN AFFITTO"
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Spopolano tra le donne in carriera gli accompagnatori, rigorosamente no-sex. Le esperienze di Joanna e Jennifer
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Spopolano tra le donne in carriera gli accompagnatori, rigorosamente no-sex. Le esperienze di Joanna e Jennifer
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LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Affittereste un uomo per farvi accompagnare a una festa? Debra Messing lo faceva in «Wedding date - Un amore in prestito», film del 2005 dove la protagonista si presentava al matrimonio della sorella con un fidanzato da urlo, che in realtà aveva scelto su un catalogo e pagato un mucchio di sterline. Due anni fa sembrava solo un copione da Hollywood, con immancabile lieto fine di lei che si innamora di lui e tanti saluti all’agenzia in affitto.
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ACCOMPAGNATORE - Oggi, invece, andare ai party o agli eventi mondano-lavorativi in compagnia di un fusto niente male e magari capace pure di reggere una conversazione brillante sta diventando una consuetudine soprattutto fra le donne in carriera, che non hanno tempo da perdere alla ricerca di un potenziale fidanzato, ma anche fra le single di ritorno, ancora scottate da esperienze sentimentali andate male. Anche perché, a differenza del film, in questo caso a fine serata, si paga il dovuto (dalle 350 sterline – 487 euro in su) e tanti saluti, senza rischi di imbarazzanti extra. In altre parole, niente sesso o coinvolgimento emotivo, ma solo una normale transazione d’affari.
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JOANNA - Joanna Whiteley, 36enne arredatrice di Winchester, divorziata da sei anni e con due figli, ha scoperto l’esistenza degli “uomini in affitto” tre anni fa, in occasione di un ballo: ci doveva andare perchè era una faccenda di lavoro, ma di presentarsi da sola neanche a parlarne. Così, quasi per ridere, le amiche le hanno suggerito di provare con l’escort a pagamento. «Come donna di successo e single, considero questi eventi sociali molto difficili da affrontare – ha raccontato al quotidiano britannico “Daily Mail” – e quando un’amica mi ha detto di aver letto un articolo dove si parlava di questi accompagnatori maschili usati come chaperon, ho cominciato a rifletterci sopra e l’ho trovata la soluzione perfetta ai miei problemi». Joanna si è così buttata alla ricerca del suo “uomo in affitto” su internet, scoprendo che il confine fra il servizio che lei cercava e la prostituzione era davvero sottile. Stava quasi per lasciar perdere, quando finalmente ha trovato quello che voleva: un’agenzia rigorosamente “no-sex” che offriva accompagnatori di standard elevato a oltre 1000 donne fra i 30 e i 55 anni. «Cercavo un uomo più o meno della mia età, capace di conversare amabilmente, di stare in pubblico e di reggere la parte del “vecchio amico”. Il sesso non era in agenda, perché erano solo affari». E così la scelta è caduta sul trentenne consulente Steve. E’ stato lui ad accompagnarla al famoso ballo. «Al primo appuntamento, ero molto nervosa, perché temevo di aver fatto una pessima scelta. Invece, Steve non mi ha deluso sotto alcun punto di vista. E’ un professionista intelligente e capace, che lavora come accompagnatore la sera per conoscere gente. Abbiamo parlato mezz’ora al bar e abbiamo concordato una storia su come ci eravamo conosciuti, quindi siamo andati al ballo. L’ho presentato come “un mio buon amico” e ci sono cascati tutti. Lui è stato davvero fantastico e mentre parlava con gli altri ospiti, continuava ad interessarmi a me e a chiedermi come stavo, se volevo da bere… Quando poi siamo andati in pista, ho sentito chiaramente l’invidia delle altre donne». A fine serata, una stretta di mano, qualche commento di circostanza su quanto si fossero divertiti e 350 sterline in meno nel portafoglio di Joanna che, da allora, è ricorsa svariate volte ai “compagni in affitto”, con la carriera e i figli a fare da scusa al suo scarso interesse per le relazioni convenzionali. «Non posso perdere tempo con gli appuntamenti galanti e poi alla maggior parte degli uomini, le donne come me, concentrate sulla carriera, non vanno giù. Per la stessa ragione, non posso preoccuparmi del sesso. Non sono una da “una notte e via”, ma non ho nemmeno voglia di perdermi dietro a tutte quelle complicazioni che di solito ci sono in una relazione. Quindi, affitto un uomo che mi accompagni dove devo andare e sono a posto». Solo la sua migliore amica, però, è a conoscenza del segreto. «Una parte di me non vuole dirlo a nessuno perché la morale sociale stigmatizzerebbe quello che faccio, ma un’altra parte di me vorrebbe alzarsi in piedi a una cena e dire a tutti: “Che diavolo! Ho affittato un uomo”. Ma non sono sicura che troverei il coraggio di farlo».
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JENNIFER - Comunque, quello di Joanna non è certo un caso isolato, come conferma Jennifer Hallam, altra 36enne sedotta dal fenomeno “maschio a pagamento” che sei settimane fa ha pagato 400 sterline (circa 550 euro) per la compagnia di James. «Sono consulente gestionale, il che significa molti viaggi per lavoro, e quel giorno mi trovavo a Newcastle, dove non c’ero mai stata e non conoscevo nessuno, ma la prospettiva di passare la serata in hotel a guardare la tv mi deprimeva. Così, ho fatto un giro su internet e ho trovato una società che forniva “escort” a pagamento, ma senza sesso. James mi sembrava perfetto: trent’anni, alto e ben educato. Decisi di affittarlo per mostrarmi le attrazioni della città. Ovviamente, ero un po’ nervosa, ma solo perché l’idea mi sembrava un tantino strana e, comunque, non vorrei mai pagare qualcuno per fare sesso con me. Sarebbe troppo umiliante. Ma perchè negarmi il piacere di stare in compagnia di un ragazzo carino per qualche ora? In fondo, sono single e non ho né tempo né voglia per una relazione sentimentale con un uomo. Così sono andata con James ed è stato davvero un bel modo di trascorrere il tempo”. Da che mondo è mondo, sono stati proprio gli uomini i primi a cercare compagnia a pagamento, quindi perché sorprendersi se le donne ne seguono l’esempio?»
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ANTROPOLOGA - «Questa nuova tendenza deriva dalla crescente indipendenza femminile – suggerisce l’antropologa Jean Smith, per nulla sconvolta dal fenomeno – e tanto più le donne hanno successo nel lavoro, tanto più vogliono avere il controllo anche della loro vita amorosa. Ecco perché l’affitto di “chaperon” è in aumento: in questo modo, si può avere il meglio della compagnia maschile, senza complicazioni legate al sesso o all’amore e senza dover litigare su chi porta fuori la spazzatura….».
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Simona Marchetti
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22\11\2007
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FONTE:http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_22/uomo_in_affitto_08069064-98f9-11dc-831b-0003ba99c53b.shtml
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COMMENTO
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Nella nostra società se un uomo decide di uscire con una donna "in affitto" è considerato uno sfigato, una persona che "non ci sa fare" stigmatizzato prima dai mass media e, successivamente, dalla società. Decine e decine di chiacchiere sul fenomeno. Nei Saloti Rosa del primo pomeriggio, non si perde tempo a commentare. L'esperta di turno "scalpita" (un motivo in più per sputtanare il genere maschile) e, al tempo stesso, si evidenzia la maestosità e la grandezza del genere femminile (finisce per diventare l'argomento principale della discussione). In genere, questo processo, trova il più totale "assenso" da parte del maschiettino, lecchino, zerbino, esserino e stronzettino... insomma il piccolo maledetto di turno, che, come ogni cane che si rispetti, nella maggioranza dei casi, assume un comportamento passivo. Le chiacchierone, successivamente, "tirano in ballo" l'aggressività femminile che spaventa il maschio, questo, nel linguaggio politicamente corretto, (in parole semplici il maschio non se le caga di striscio) e tutta una serie di argomenti misandrici nei confronti degli uomini.
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Discorso contrario, invece, viene fatto se ad essere coinvolte sono le donne. Non vengono giudicate, ne tantomeno sono considerate sfigate. In questa circostanza (visto che cambia il genere e con esso anche il fine...) sono emancipate. Pagare un uomo è visto positivamente (l'articolo è una conferma).
Doppio standard.

LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Affittereste un uomo per farvi accompagnare a una festa? Debra Messing lo faceva in «Wedding date - Un amore in prestito», film del 2005 dove la protagonista si presentava al matrimonio della sorella con un fidanzato da urlo, che in realtà aveva scelto su un catalogo e pagato un mucchio di sterline. Due anni fa sembrava solo un copione da Hollywood, con immancabile lieto fine di lei che si innamora di lui e tanti saluti all’agenzia in affitto.
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ACCOMPAGNATORE - Oggi, invece, andare ai party o agli eventi mondano-lavorativi in compagnia di un fusto niente male e magari capace pure di reggere una conversazione brillante sta diventando una consuetudine soprattutto fra le donne in carriera, che non hanno tempo da perdere alla ricerca di un potenziale fidanzato, ma anche fra le single di ritorno, ancora scottate da esperienze sentimentali andate male. Anche perché, a differenza del film, in questo caso a fine serata, si paga il dovuto (dalle 350 sterline – 487 euro in su) e tanti saluti, senza rischi di imbarazzanti extra. In altre parole, niente sesso o coinvolgimento emotivo, ma solo una normale transazione d’affari.
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JOANNA - Joanna Whiteley, 36enne arredatrice di Winchester, divorziata da sei anni e con due figli, ha scoperto l’esistenza degli “uomini in affitto” tre anni fa, in occasione di un ballo: ci doveva andare perchè era una faccenda di lavoro, ma di presentarsi da sola neanche a parlarne. Così, quasi per ridere, le amiche le hanno suggerito di provare con l’escort a pagamento. «Come donna di successo e single, considero questi eventi sociali molto difficili da affrontare – ha raccontato al quotidiano britannico “Daily Mail” – e quando un’amica mi ha detto di aver letto un articolo dove si parlava di questi accompagnatori maschili usati come chaperon, ho cominciato a rifletterci sopra e l’ho trovata la soluzione perfetta ai miei problemi». Joanna si è così buttata alla ricerca del suo “uomo in affitto” su internet, scoprendo che il confine fra il servizio che lei cercava e la prostituzione era davvero sottile. Stava quasi per lasciar perdere, quando finalmente ha trovato quello che voleva: un’agenzia rigorosamente “no-sex” che offriva accompagnatori di standard elevato a oltre 1000 donne fra i 30 e i 55 anni. «Cercavo un uomo più o meno della mia età, capace di conversare amabilmente, di stare in pubblico e di reggere la parte del “vecchio amico”. Il sesso non era in agenda, perché erano solo affari». E così la scelta è caduta sul trentenne consulente Steve. E’ stato lui ad accompagnarla al famoso ballo. «Al primo appuntamento, ero molto nervosa, perché temevo di aver fatto una pessima scelta. Invece, Steve non mi ha deluso sotto alcun punto di vista. E’ un professionista intelligente e capace, che lavora come accompagnatore la sera per conoscere gente. Abbiamo parlato mezz’ora al bar e abbiamo concordato una storia su come ci eravamo conosciuti, quindi siamo andati al ballo. L’ho presentato come “un mio buon amico” e ci sono cascati tutti. Lui è stato davvero fantastico e mentre parlava con gli altri ospiti, continuava ad interessarmi a me e a chiedermi come stavo, se volevo da bere… Quando poi siamo andati in pista, ho sentito chiaramente l’invidia delle altre donne». A fine serata, una stretta di mano, qualche commento di circostanza su quanto si fossero divertiti e 350 sterline in meno nel portafoglio di Joanna che, da allora, è ricorsa svariate volte ai “compagni in affitto”, con la carriera e i figli a fare da scusa al suo scarso interesse per le relazioni convenzionali. «Non posso perdere tempo con gli appuntamenti galanti e poi alla maggior parte degli uomini, le donne come me, concentrate sulla carriera, non vanno giù. Per la stessa ragione, non posso preoccuparmi del sesso. Non sono una da “una notte e via”, ma non ho nemmeno voglia di perdermi dietro a tutte quelle complicazioni che di solito ci sono in una relazione. Quindi, affitto un uomo che mi accompagni dove devo andare e sono a posto». Solo la sua migliore amica, però, è a conoscenza del segreto. «Una parte di me non vuole dirlo a nessuno perché la morale sociale stigmatizzerebbe quello che faccio, ma un’altra parte di me vorrebbe alzarsi in piedi a una cena e dire a tutti: “Che diavolo! Ho affittato un uomo”. Ma non sono sicura che troverei il coraggio di farlo».
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JENNIFER - Comunque, quello di Joanna non è certo un caso isolato, come conferma Jennifer Hallam, altra 36enne sedotta dal fenomeno “maschio a pagamento” che sei settimane fa ha pagato 400 sterline (circa 550 euro) per la compagnia di James. «Sono consulente gestionale, il che significa molti viaggi per lavoro, e quel giorno mi trovavo a Newcastle, dove non c’ero mai stata e non conoscevo nessuno, ma la prospettiva di passare la serata in hotel a guardare la tv mi deprimeva. Così, ho fatto un giro su internet e ho trovato una società che forniva “escort” a pagamento, ma senza sesso. James mi sembrava perfetto: trent’anni, alto e ben educato. Decisi di affittarlo per mostrarmi le attrazioni della città. Ovviamente, ero un po’ nervosa, ma solo perché l’idea mi sembrava un tantino strana e, comunque, non vorrei mai pagare qualcuno per fare sesso con me. Sarebbe troppo umiliante. Ma perchè negarmi il piacere di stare in compagnia di un ragazzo carino per qualche ora? In fondo, sono single e non ho né tempo né voglia per una relazione sentimentale con un uomo. Così sono andata con James ed è stato davvero un bel modo di trascorrere il tempo”. Da che mondo è mondo, sono stati proprio gli uomini i primi a cercare compagnia a pagamento, quindi perché sorprendersi se le donne ne seguono l’esempio?»
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ANTROPOLOGA - «Questa nuova tendenza deriva dalla crescente indipendenza femminile – suggerisce l’antropologa Jean Smith, per nulla sconvolta dal fenomeno – e tanto più le donne hanno successo nel lavoro, tanto più vogliono avere il controllo anche della loro vita amorosa. Ecco perché l’affitto di “chaperon” è in aumento: in questo modo, si può avere il meglio della compagnia maschile, senza complicazioni legate al sesso o all’amore e senza dover litigare su chi porta fuori la spazzatura….».
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Simona Marchetti
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22\11\2007
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FONTE:http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_22/uomo_in_affitto_08069064-98f9-11dc-831b-0003ba99c53b.shtml
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COMMENTO
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Nella nostra società se un uomo decide di uscire con una donna "in affitto" è considerato uno sfigato, una persona che "non ci sa fare" stigmatizzato prima dai mass media e, successivamente, dalla società. Decine e decine di chiacchiere sul fenomeno. Nei Saloti Rosa del primo pomeriggio, non si perde tempo a commentare. L'esperta di turno "scalpita" (un motivo in più per sputtanare il genere maschile) e, al tempo stesso, si evidenzia la maestosità e la grandezza del genere femminile (finisce per diventare l'argomento principale della discussione). In genere, questo processo, trova il più totale "assenso" da parte del maschiettino, lecchino, zerbino, esserino e stronzettino... insomma il piccolo maledetto di turno, che, come ogni cane che si rispetti, nella maggioranza dei casi, assume un comportamento passivo. Le chiacchierone, successivamente, "tirano in ballo" l'aggressività femminile che spaventa il maschio, questo, nel linguaggio politicamente corretto, (in parole semplici il maschio non se le caga di striscio) e tutta una serie di argomenti misandrici nei confronti degli uomini.
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Discorso contrario, invece, viene fatto se ad essere coinvolte sono le donne. Non vengono giudicate, ne tantomeno sono considerate sfigate. In questa circostanza (visto che cambia il genere e con esso anche il fine...) sono emancipate. Pagare un uomo è visto positivamente (l'articolo è una conferma).
Doppio standard.