MASCHIO DIFENDITI
.
Sono il nuovo sesso debole. Gli uomini si ammalano di più e non vanno dal medico. Ecco che fare secondo le nuove Men's Initiative
.

.
Che gli uomini vivano meno delle donne non è una novità: in Europa l'aspettativa di vita di un maschio è circa 75 anni, di una donna 81; in Italia rispettivamente 77 e 83,2. Quello che nessuno ha ancora capito è il perché. C'è, annotano gli specialisti, la mancanza d'attenzione: gli uomini si curano meno. Lasciano correre, non vanno dal dottore. Ma non solo: "Dobbiamo imparare a concentrarci sullo specifico maschile come abbiamo fatto per le donne", spiega Legato: "Gli uomini soffrono di più malattie e traumi, assumono più rischi, fanno lavori più pericolosi. È ora che la scienza presti attenzione ai loro problemi".
.
Detto, fatto: negli Stati Uniti non solo è stata istituita una Men's Health Week, ma presso molte università stanno nascendo dipartimenti specializzati. E la rivoluzione maschile partita da oltreoceano sta arrivando anche da noi: "Pensiamo al tumore al seno. È un big killer, certo, ma questo non giustifica la disattenzione nei confronti del tumore alla prostata. Tutti conoscono Europa Donna, movimento per la lotta al tumore al seno. Quanti sanno che esiste Europa Uomo, nata per la prevenzione del tumore alla prostata?", osserva Francesco Montorsi, docente di Urologia al S. Raffaele di Milano. E unico italiano nel board dell'International Society for Men's Health and Gender, che terrà a Vienna dal 21 al 23 settembre il quinto congresso. "Lo screening per il tumore alla mammella è di routine, per la prostata molti uomini sono restii a controllarsi", prosegue Montorsi. "D'altronde non esistono neanche screening ufficiali per la pressione alta o l'infarto, anche se le patologie cardiovascolari sono di gran lunga la principale causa di morte".
.
Anche in questo, spiega Maria Grazia Modena, presidente della Società Italiana di Cardiologia: "Il dato rilevante è che siamo biologicamente differenti. Ed è arrivato il momento di rendersene conto". "Le donne si lamentano, gli uomini muoiono": recita un proverbio americano. Qualcosa di vero c'è. Gli uomini sono più facilmente vittime di incidenti, atti di violenza e infezioni. E non possono contare sulla protezione ormonale che tiene lontane le donne, almeno fino alla menopausa, dalle patologie cardiovascolari.
.
Anche se in questo caso l'attenzione crescente per la disfunzione erettile - e i farmaci per trattarla - ha fatto un favore alla popolazione maschile, portando alla ribalta un importante campanello di allarme. Uno studio pubblicato sugli 'Annals of Internal Medicine' mostra che gli uomini che soffrono di questo disturbo hanno il 50 per cento in più di possibilità di essere affetti anche da diabete e sindrome metabolica. "L'impotenza è un fattore di rischio da tenere presente", spiega Modena. "Detto in altri termini, una malattia vascolare dell'apparato genitale - perché è di questo che si tratta - può essere un segnale di un'arteriosclerosi diffusa".
.
Ad aggravare le cose c'è che gli uomini sono spesso restii a controllarsi: "Sono loro stessi a mettere a rischio la loro salute", titola un'inchiesta recente del 'Wall Street Journal'. A rischio di generalizzare? "Ci sono maschi che fanno gli stoici, altri, di solito i più sani, che si controllano anche troppo. In genere però gli uomini vanno dal medico o a fare le analisi quando ce li mandano le mogli", spiega Massimo Tombesi, responsabile del Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale. Inoltre consumano meno farmaci, e vanno molto meno dal medico di base, anche le donne, per la verità, spesso non vanno per se stesse ma per prendere ricette e analisi per i familiari, anche mariti, padri e figli maschi. Tanto che c'è chi pensa che la maggior longevità dei maschi sposati sia dovuta anche a questo, oltre che a uno stile di vita più sano.
.
Ma la trasandataggine degli uomini rischia di trasformarsi in un vero pericolo, ad esempio per le frequentissime infezioni urinarie e prostatiche che giacciono non curate, danno fastidio e peggiorano. "Sette donne su dieci hanno il ginecologo di riferimento e una serie di appuntamenti, e di controlli, che cominciano sempre prima e proseguono per tutta la vita. Tra gli uomini pochi sanno che esiste uno specialista dedicato alla salute sessuale", spiega Montorsi. E se in passato la visita militare era un'occasione per individuare anomalie dello sviluppo sessuale, oggi spesso le vediamo emergere più tardi, quando si presentano problemi di fertilità.
.
Ma dietro a quella che può sembrare incoscienza ci sono anche ragioni biologiche. "Cercando di capire perché il dolore cronico fosse così diffuso tra le donne ci siamo resi conto che il testosterone, oltre ad aumentare l'aggressività, è un analgesico naturale, che ha un'azione inibitoria generalizzata sul sistema nervoso centrale, mentre gli estrogeni stimolano i neuroni", osserva Aloisi: "Per questo le donne hanno soglie di dolore più basse e un sistema di reazione generalmente più sensibile". Come se, evoluti per combattere, gli uomini non avessero gli strumenti biologici per prendersi cura di se stessi. Comprenderlo apre prospettive interessanti: "Abbiamo visto che tra le persone trattate con oppioidi per dolore cronico o dolore oncologico il testosterone scompare", prosegue la neurofisiologa. Un dato da tenere presente, perché questo ormone agisce sull'umore, sull'appetito, sulla vitalità tanto che oggi si sta valutando la possibilità in questi casi di somministrarlo come terapia sostitutiva, specialmente ai pazienti più giovani.
.
Ma al testosterone gli uomini devono anche aggressività e propensione al rischio: "I giovani maschi non hanno la stessa capacità di controllo delle loro coetanee, per questo sono facilmente vittime di incidenti violenti", spiega Legato. Se il primato dei tentativi di suicidio spetta alle donne, tra chi riesce effettivamente a togliersi la vita gli uomini sono in maggioranza.
.
E tra i nemici da combattere ha un ruolo crescente la depressione. Comunemente considerata un disturbo al femminile. "Ma sono convinta che i dati di cui disponiamo siano falsati dal fatto che la depressione maschile si manifesta in modo molto diverso, meno riconoscibile: uno dei criteri per diagnosticare la malattia, tanto per dire, sono le crisi di pianto, che sono una reazione tipicamente femminile", spiega Legato. "E poi le donne parlano del loro disagio, chiedono aiuto, gli uomini spesso ricorrono all'alcol o alle droghe o reagiscono con la violenza: e questo non fa che aumentare i tassi di suicidio". Senza dimenticare che la depressione maschile è anche un importante fattore di rischio cardiovascolare. "Capire quali sono i fattori protettivi che aiutano le donne a vivere più a lungo servirà a curare meglio tutti", conclude Legato. "E uno dei problemi principali da risolvere è la difficoltà che hanno gli uomini a gestire lo stress. In questo, le donne sono sicuramente più efficienti".
.
Eppure, la fragilità maschile comincia presto. Nella pancia della mamma. "Originariamente ci sono più feti di sesso maschile, ma sono abortiti più facilmente. Tanto che oggi le nascite di maschi sono in diminuzione, per ragioni ancora da comprendere, forse connesse agli inquinanti ambientali come i pesticidi, che producono più danni nei feti maschi che non sono protetti dagli ormoni femminili. O forse al fatto che l'età media dei genitori, e in particolare dei padri, è in aumento", spiega Legato.
.
Altri problemi derivano dal corredo cromosomico: "Le femmine possono contare su due cromosomi X, uno che viene dal padre e l'altro dalla madre. E questo consente uno scambio di geni che riduce la probabilità di patologie legate ad alterazioni genetiche dei cromosomi sessuali. Si potrebbe spiegare così, ad esempio, perchè i maschi hanno più problemi per quanto riguarda il controllo motorio, e sono più vulnerabili nei confronti di determinate patologie psichiatriche", spiega Anna Maria Aloisi, neurofisiologa all'Università di Siena.
.
Le cose non cambiano dopo la nascita: "Le bambine sono più sviluppate e più forti; un maschio ha bisogno di circa sei settimane di sviluppo post natale per raggiungere una femmina", spiega Legato. I maschi inoltre, sviluppano più tardi sia intellettualmente che fisicamente, "e oltretutto prima della pubertà assorbono meno bene il ferro", ricorda ancora la studiosa americana. E col passare degli anni le cose non migliorano.
.
di Paola Emilia Cicerone
.
25\07\2007
.