IL GRANDE FALLIMENTO
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GRANDI preoccupazioni, in questi giorni, sono state manifestate al Congresso di sessuologia clinica che si è tenuto a Santa Margherita Ligure, a proposito del triste futuro che attende l' Organo per eccellenza. A quanto pare, questo prezioso strumento funziona poco e male. Colpa delle donne, manco a dirlo. Un coro funereo si alza dai resoconti dei giornali: "Il professor Abraham racconta l' apologo di Babbo Natale e dice che l' uomo oggi è ridotto ad un ruolo marginale, di portatore di doni... Tutto il resto è donna" (N. Repubblica, 2 novembre). "A sentire psicologi, sociologi e medici, la specie si è estinta, il maschio è in crisi, è scomparsa la categoria del ruolo sessuale indiscusso, del successo misurato in numeri di cuori infranti, di amplessi conclusi, dalle dimensioni dei genitali come metro di forza; il maschio ha visto la sua sicurezza crollare. Secondo i dati che vengono forniti al congresso, il 27,9 per cento degli uomini ha difficoltà di erezione, il 26,8 per cento soffre di eiaculazione precoce, il 10,4 per cento è omosessuale. L' impotenza è il risultato della depressione maschile di oggi" (N. Il Giornale, 3 novembre). Nelle loro tristi riflessioni sulla pochezza virile di oggi, i medici e i sociologi sembrano tener poco conto dei dati della storia. In realtà, le cose sono sempre state così. Nessuna età dell' oro è possibile favoleggiare per questo mitico organo.
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Segni fallici di ieri e di oggi, presenti nelle forme più varie, in tutti i tempi e in tutte le società, simboleggiano e celebrano la vittoria in guerra. Falli piccoli e grandi - monumenti, steli, campanili - segnalano il territorio eroicamente strappato al nemico, consacrano il luogo felice dell' armistizio con il dio; l' indice o il pollice, in qualità di minuscoli falli, si ritrovano nel linguaggio figurativo vittorioso di tutti i popoli, così come le bottiglie di champagne il cui seme spumoso rallegra, beneaugurando, gli sposi e celebra le grandi imprese. Perchè mai l' erezione e l' emissione del seme sarebbe stata assunta a simbolo onnivalente di vittoria, se non fosse stata difficile ed "eroica"? Una volta costruito un enorme castello culturale sulla fragile fisiologia virile, questa è stata consegnata ancor più al timore e all' orrore del fallimento, creando così un circolo vizioso di cui i maschi sono da sempre prigionieri e le donne inermi capri espiatori. Ma lasciamo pure il campo dell' etnologia, delle religioni, dell' archeologia. Anche il materiale linguistico, letterario e giuridico testimonia abbondantemente come sia sempre in agguato il rischio nefando ed avvilente (vile=basso=non eretto) della non "attualizzazione della potenza". Che dire degli innumerevoli, feroci lazzi che da un testo all' altro, così come da un proverbio all' altro, fanno perno sul fallimento sessuale del maschio?
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C' è da meravigliarsi, semmai, della cecità di fronte al loro evidente significato: ciò di cui si parla sempre, e che ci si aspetta sempre, è lo "scacco". Se ci volgiamo ad altri campi, i dati sono altrettanto significativi. E' vero che fino a poco tempo fa non esistevano i sessuologi clinici; tuttavia medici, farmacisti, maghi, astrologi, stregoni, sciamani, confessori, hanno sempre curato l' impotenza maschile con ricette "miste", come quelle attuali, fra l' organico e il psichico. Gli "afrodisiaci" (delicata etichetta volta a tutelare l' imbarazzo degli acquirenti) non sono mai mancati, in nessuna farmacopea; e là dove non era possibile nascondere le difficoltà dell' uomo, c' è stata sempre la risorsa finale: la colpa è delle donne. Sono le donne a provocare l' impotenza, di volta in volta o perchè mestruate, o perchè streghe, o perchè possedute dal diavolo, o perchè ebree, o perchè zingare, o perchè adultere, o perchè avide comunque di sesso e insaziabili divoratrici degli uomini (un' accusa, quest' ultima, che ricompare presso i nostri sessuologi, appena appena velata dall' attualità dei termini). Tuttavia, se fino ad oggi i maschi si sono rifiutati di prendere atto dell' incolmabile abisso che esiste fra l' aspettativa culturale e la loro fragile realtà fisiologica, adesso, con i primi passi dell' ingegneria genetica, della fecondazione in laboratorio, essi si confrontano con una prospettiva che non possono più eludere. E' possibile, allora, tentare di capire meglio la causa dell' inadeguatezza dell' organo virile, dato che la specie umana è contraddistinta proprio dalla capacità di trasposizione dell' organismo biologico al suo esterno e in strumenti sostitutivi dell' organismo stesso.
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Probabilmente la prima percezione di un possibile meccanismo proiettivo è giunta al maschio proprio in base all' esperienza del funzionamento del pene. Ma, a differenza di tutti gli altri organi che l' uomo ha usato per "trasporsi", il "membro" non è suscettibile di una evoluzione successiva a quella organica primaria. Le mani hanno fabbricato utensili, si sono trasferite in armi, si sono allenate al tocco di un pianoforte o di un pennello, creando sempre nuove possibilità di trasposizione; le gambe si sono trasferite in ruote o in sci; la laringe è diventata linguaggio, canto, flauto; le orecchie, telefono, radio, disco; gli occhi, cannocchiale, microscopio, televisore... Invece, il pene, organo vezzeggiato, osannato, simbolo di tutte le trasposizioni vittoriose, è rimasto sempre uguale a se stesso, incapace di addestramento e di evoluzione. La sua distanza, il suo distacco dalla trasformazione culturale è talmente enorme che proprio il pene ha finito col testimoniare la funzione primaria della violenza e dell' attacco, immagine frustrante di una pseudo naturalità animalesca che, in quanto regressiva, induce l' uomo al rifiuto e al fallimento. Oggi, con l' inizio dell' ingegneria genetica, il pene comincia la sua strada di trasposizione. E' una strada rischiosa, cui l' uomo è assolutamente impreparato. L' unica cosa certa è che l' itinerario più sbagliato è quello di insistere, ancora una volta, sull' importanza della potenza virile.
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Ida Magli
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07\11\1984
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[(Sezione: CULTURA) - Pagina 20 - (Repubblica)]