MASCHI, INSENSIBILI E FRAGILI
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ROMA - Le ragazze [NELLA FOTO A SINISTRA MARIAH CAREY] vanno in giro con una macchia di colore tra i capelli spazzolando con i jeans i marciapiedi. Ombelichi, orecchini, piercing; aria approssimativa.
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Uno sguardo, indietro qualche generazione, le fulmina: ma che cosa avranno nella testa? Nella testa hanno la speranza d' un mondo migliore, che non le giudichi e dia loro più opportunità; hanno l' orgoglio d' esser donne: perché sono culla biologica della procreazione; perché si sentono più intelligenti degli uomini, e più mature, determinate, sensibili; perché si riconoscono il coraggio (non il limite) di mostrare i propri sentimenti. Visto dai ragazzi, invece, il mondo femminile è evanescente e piuttosto banale: per loro, a parte la maternità e la possibilità di essere corteggiate, di bello nell' essere donna non c' è poi molto. Vuoi mettere i vantaggi di essere nato maschio: sei più libero, più autonomo, hai più chance nella vita, hai più forza fisica. E su questo punto - sui privilegi di un' esistenza al maschile - gli adolescenti e le adolescenti sono in perfetta sintonia. Sembra un gioco, un test, un quiz; o l' ennesimo tentativo di stringere le nuove generazioni in un diagramma. È, invece, il risultato di una ricerca curata da Arcidonna e svolta su un campione di 6.287 studenti di scuola media superiore su tutto il territorio nazionale: 164 istituti; 18mila risposte. Titolo: "Con la parità si vince in due - Indagine sulla percezione delle pari opportunità tra le ragazze e i ragazzi delle scuole italiane".
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Potrebbe apparire scontato che il principale aspetto positivo dell' essere donna sia, per entrambe i sessi, la maternità. Ma almeno per quanto riguarda le ragazze non lo è affatto «perché - spiega Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna - si inserisce in un progetto di vita nuovo, nel quale le giovani hanno al tempo stesso piena consapevolezza del proprio valore e coscienza dei limiti sociali e culturali con cui dovranno fare i conti». Le ragazze dicono: lo sappiamo che siamo discriminate e sottovalutate (37,6%), conosciamo la pena di essere giudicate (16,8), di avere meno libertà (10) e dell' addossarsi le responsabilità domestiche e dei figli. Ma non rinunceremo. «Sono adolescenti che hanno la chiara percezione della propria forza e che hanno sempre qualcosa da dire su se stesse e sul mondo che le circonda. Si guardano dentro. Guardano fuori. I maschi appaiono più confusi, insicuri, fragili. Le loro risposte spesso rispecchiano vecchi stereotipi come quando dicono che la cosa bella dell' essere femmine sia la maternità: il fatto che a parte questo non gli venga in mente pressoché nulla, rivela un disagio. Il disagio sommerso di adolescenti che vivono in una società - commenta Ajovalasit - che continua a descrivere un genere di donna ormai in via d' estinzione: la frattura tra i modelli femminili proposti dai mass media e la realtà delle compagne di classe è immensa, ma nessuno sembra registrarlo; è come se i ragazzi non avessero percezione del mutamento che sta avvenendo nelle coetanee: gli basta individuare in loro un qualsiasi segno esteriore per omologarle, per identificarle con i cliché televisivi. E mettersi l' anima in pace.»
. Dicono i ragazzi: il bello di essere uomini è che siamo più liberi e autonomi (31%), abbiamo più opportunità (25%) e siamo più forti (12). Il brutto? Il brutto, a parte le responsabilità economiche, praticamente non c' è, non gli viene in mente. Alle femmine sì: sostengono che oltre al peso della questione finanziaria (13%), il negativo se sei un maschio, sta nell' essere meno sensibile (17 per cento) e troppo narciso (11). Di bacchette magiche in giro non ce ne sono. Ma se ci fossero, le ragazze le userebbero per rendere le donne più libere, sconfiggere i pregiudizi e cambiare la mentalità discriminatoria. Lo stesso i ragazzi. A parte quelli che rispondo che tutto sommato la "democrazia paritaria in Italia già c' è" (16% contro il 2,9 delle ragazze) e chi pensa che bisogna "aspettare perché è solo questione di tempo" (21,8% contro il 5,9 delle ragazze). Curioso poi che benché i maschi indichino nella maternità il "bello dell' essere donna", solo l' 1% ritenga che il "brutto dell' essere uomo" sia il "non poter fare figli". La Ajovalasit lo ritiene un modo per «ridimensionare la potenza di qualcosa che non possono avere». Ma lo si può spiegare anche con le parole di una studentessa di 17 anni di Palermo: «Forse l' unico privilegio di cui possiamo vantarci è la capacità di generare che ci è stata attribuita dalla natura, perché se anche tale privilegio potesse diventare legge, la società lo concederebbe all' uomo». Tesi interessante, ma non suscettibile di dimostrazione.
. Maria Stella Conte
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26\09\2005
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[(Sezione: CRONACA) - Pagina 24 - (Repubblica)]