MISOGINIA. Un saggio di Paolo Orvieto ripercorre la storia di un pregiudizio, l' inferiorità culturale dell' universo femminile. Un difetto che non risparmiò neppure progressisti come Proudhon e Zola.
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IL LATO DEBOLE DEL PENSIERO MASCHILE
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IL LATO DEBOLE DEL PENSIERO MASCHILE
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Aristotele, Darwin, Freud: quando la filosofia condanna le donne. Il più astioso di tutti fu il tedesco Schopenhauer. E Marinetti immaginò la procreazione meccanica
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Di tutte le cose che si sono scritte sull' amore, l' unica certa è che riusciamo a vivere questo sentimento con una sola persona. Può darsi che se ne incontrino migliaia, che la sorte ci offra la possibilità di gioire ogni giorno, ma gli esseri umani non hanno spazio per tanti amori veri. Ne elaborano uno in cuor loro, anche se lo cercano in più corpi. Prendono abbagli, litigano, si stordiscono con i sensi, vivono assecondando o reprimendo gli istinti, ma dal giorno in cui apparvero Adamo ed Eva la storia è sempre la stessa. E ora, come hanno asserito in un dibattito quest' estate Alina Reyes e Stéphane Zagdanski, due romanzieri francesi senza censure, si fa strada il «sessualmente corretto». Che cosa significa? Semplicemente che i sensi cambiano ancora gusti. Così, dopo l' epoca in cui il femminismo ha fatto sentire le sue ragioni, si può cadere nella fase opposta. Se in una manifestazione sino a qualche anno fa si poteva ascoltare uno slogan come «Compagno nella lotta, padrone nella vita, facciamola finita», adesso dobbiamo prendere atto che uno studioso come Paolo Orvieto può mandare in libreria Misoginie. L' inferiorità della donna nel pensiero moderno. Di che si tratta? La risposta è semplice: di un libro. Ma non solo. In esso si esaminano con correttezza quei meccanismi del pensiero che hanno portato a una cultura in cui la donna ha avuto la peggio, anche se in talune situazioni ella ha dominato dietro le quinte.

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Quanto si è creduto per secoli può tornare di attualità nell' eterno avvicendarsi delle mode umane. Da una quarantina d' anni si parla di parità dei sessi, ma una simile idea ha ancora nemici agguerriti. Le discriminazioni e i pregiudizi non nascono in una notte come i funghi, ci sono sempre stati. I misogini hanno migliaia di opere da citare; sovente sono le medesime che si studiano a scuola. E adesso la loro visione dell' amore - un sesso forte ne feconda uno debole - cerca di farsi nuovamente strada. Certo, anch' essi sono travolti dai sentimenti, ma si guarderanno bene dal confessarlo. Paolo Orvieto, intanto, rispolvera certe autorità. Aristotele, per fare un esempio, nella Riproduzione degli animali sosteneva senza mezzi termini che il maschio deriva da una superiore elaborazione in seme del sangue e che la donna nasce quando accade l' opposto. L' ipotesi ha dominato per secoli la cultura. Darwin non fu aristotelico, ma offrì con la sua teoria evoluzionistica una base «scientifica» a chi credeva nell' inferiorità della donna. Tanto che alla fine dell' 800 prese corpo una concezione per cui la vera femmina era da assimilare alla bestia.
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Zola, il romanziere più tifoso del popolo che si conosca, quando parla di Nanà usa frasi quali: «...di odore belluino»; o immagini che fanno effetto ancor oggi: «C' era della belva nel suo didietro e nelle sue cosce di cavalla». Il guaio è che a un esame attento questo pasticcio filosofico fa saltare le comode categorie a cui siamo abituati. Non vale, in tal caso, la regola secondo cui i progressisti furono a favore dell' emancipazione della donna e i conservatori no. Marx, ad esempio, non si comportò privatamente da innovatore con il gentil sesso; e un socialista quale Proudhon polemizzò con le femministe Mme Adam e Mme d' Héricourt nell' opera La pornocrazia o le donne dei tempi moderni per dire cose terribili. Era convinto che la discendente di Eva fosse una sorta di appendice all' uomo, dotata dell' unico requisito della bellezza, lo stesso che dovrebbe compensare l' arresto delle sue facoltà cerebrali a livello molto basso. Comte, il padre del pensiero positivista, era affetto da una misoginia ingenua, quasi involontaria. Ma il più astioso contro le donne fu Schopenhauer. Nei Supplementi a Il mondo come volontà e rappresentazione non conobbe alcun limite.
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L' idea che avrà tanto successo tra l' 800 e il 900, ovvero che le donne sono naturalmente predisposte - a causa dell' inattività fisica e intellettuale - a essere sottomesse all' uomo e vegetano in uno stato di perenne infanzia, è di questo filosofo. Inoltre ebbe particolare successo tra i più accaniti misogini un' altra sua trovata che sarà ospitata in certi trattati «scientifici»: esse non hanno comprensione e sensibilità per musica, poesia e arti figurative e quello che riescono a ottenere è solo tramite la mediazione del maschio, per cui unico scopo della loro vita è conquistarsi un marito. Pesantuccio, non vi pare? Occorre ammettere che gli scritti di Schopenhauer dichiarano una guerra senza risparmio di colpi, e da allora la lotta continua. Dicevamo dell' indagine scientifica. Se si consultano le ricerche del professor Richard von Krafft-Ebing, docente di psichiatria all' Università di Vienna e autore del celebre e influente Psychopathia Sexualis, uno studio clinico-forense del 1886, si scopre che va represso il più possibile, con ogni mezzo, il desiderio sessuale della donna (nell' edizione del 1903 l' illustre clinico elenca 437 casi di perversione). E ancora: per lei «una volontaria sottomissione all' altro sesso è una manifestazione fisiologica».
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Parole che si erano già lette in Venere in pelliccia, famosa opera letteraria scritta nel 1870 dal barone Leopold von Sacher-Masoch, involontario teorico del sado-masochismo: «La donna, a tutt' oggi, quale la natura l' ha creata e nei suoi rapporti con l' uomo, è una nemica e può essere solo sua schiava o sua despota, mai sua compagna... Ecco dunque la morale della storia: chi si lascia frustare merita di essere frustato». La differenza che corre tra questa conclusione e le immagini offerte da Filippo Tommaso Marinetti nel romanzo - denunciato per oltraggio al pudore - Mafarka le futuriste del 1910 non è molta. Il protagonista dell' opera «costruisce» il figlio divino meccanico Guzurmah «senza il concorso della vulva» e assiste compiaciuto alla scena in cui centinaia di negri violentano centinaia di negre in un mucchio primordiale in cui urla di dolore si mescolano a quelle di piacere. Orvieto ha avuto anche la pazienza di dedicare un capitolo alle colpe di Freud e uno a quelle di Weininger, e di dotare il suo saggio di una antologia con le pagine otto-novecentesche più incriminabili sull' argomento. In esse c' è letteratura, da Balzac a D' Annunzio, da Baudelaire a D. H. Lawrence, e non mancano stralci «scientifici» da Cesare Lombroso o da Paul Julius Möbius, colui che nel 1900 pubblicò il saggio L' inferiorità mentale della donna. Va anche aggiunto che si citano nel testo quei pensatori che la vedevano diversamente, da Stuart Mill a Engels a Simone de Beauvoir («Donna non si nasce, lo si diventa»). Ma non era questo lo scopo del libro.
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In margine al discorso e alla storia, ci sentiamo di aggiungere che il sentimento d' amore prescinde dalla misoginia, forse perché ognuno lo deve regolare da sé, cercando di viverlo oltre le filosofie e le indagini della scienza. L' amore per una donna o per un uomo ha bisogno di egoismo per realizzarsi e quello che vale per una coppia non si ritrova in un' altra. La vita fa il resto. Ha scritto il sommo Molière in Sganarello: «Non c' è nulla di meglio di avere un marito, non fosse altro che per sentire uno che ti dice "salute!", quando starnuti». Il libro: Paolo Orvieto, «Misoginie. L' inferiorità della donna nel pensiero moderno», Salerno Editrice, pp.280, euro 14. In libreria da domani.
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Torno Armando.
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17\09\2002
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[Pagina 33 - (Corriere della Sera)]