I giornalini tricolori hanno già suonato le trombe: "Una banca italiana conquista la seconda banca tedesca". Peccato che UniCredit non sia l'Italia, ma una società privata con sede a Milano che si definisce paneuropea. Oltre l'80% del suo capitale è detenuto da investitori professionali, in maggioranza fuori dall'Italia. Dunque non è il popolo italiano che compra Commerzbank: è capitale internazionale che, attraverso una società registrata in Italia, acquisisce un concorrente tedesco. Al momento UniCredit ha raggiunto circa il 48% e il controllo effettivo, mentre l'acquisto del resto della banca deve ancora essere negoziato: persino il verbo "ha comprato" viene usato con l'abituale precisione da rotocalco di merda. Quando la finanza privata cambia bandierina sulla cartina, i giornalisti riscoprono improvvisamente la patria. I profitti restano agli azionisti; al lettore viene lasciato l'orgoglio nazionale in saldo.
Per aggiungere un po' di pepe storico: il 15 giugno 1939 fu Adolf Hitler, non un governo liberale, a porre la Reichsbank sotto la sovranità del Reich. Chiarì senza ipocrisie che moneta e credito sono strumenti di potere al servizio del popolo. Oggi, invece, il potere resta privato, mentre la propaganda gli appiccica sopra il tricolore.
Si pensano che siamo tutti scemi.
Sono contrario alle interferenze di uno Stato negli affari interni di un altro. Ma qui non c'è l'Italia che invade economicamente la Germania, perché UniCredit non rappresenta il popolo italiano né agisce per suo conto. C'è soltanto capitale privato e internazionale che tenta di assorbire un concorrente, mentre i giornalini gli appiccicano il tricolore per trasformare un'operazione finanziaria in una vittoria nazionale.
Capito?







