BELLO, FRAGILE, SOLO. CIAO MASCHIO
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ROMA - Ciao maschio si può dire in molti modi. Arriva un libro decisamente esaustivo sull' argomento: le varie possibilità di essere maschio oggi (e ieri) in Italia, sostanzialmente riconducibili a stereotipi durissimi a morire. Timidi mutamenti si possono cogliere solo nelle giovani generazioni. Di questo parla "Mascolinità all' italiana, Costruzioni, narrazioni, mutamenti", a cura di Elena dell' Agnese e Elisabetta Ruspini (Utet), saggio monumentale, o meglio, raccolta di saggi sullo sterminato repertorio dei "maschi vincenti" ma anche su tutti gli altri, quelli che faticano molto di più, lontani dal glamour. La bella foto di un seduttivissimo e giovane Marcello Mastroianni non tragga in inganno: non è solo del latin lover, peraltro caricaturale, che qui si dibatte. È difficile in questi anni individuare un modello di genere maschile univoco, sottolinea nella prefazione Chiara Saraceno: «Il repertorio di "maschio vincente" include senza apparente distinzione calciatori, protagonisti più o meno effimeri di trasmissioni televisive, attori famosi per la loro bravura o anche solo per la loro presenza estetica - scrive Saraceno - uomini "sciupafemmine" e padri intensamente accudenti, uomini ammirati e imitati perché giovani e prestanti, anziani politici che si vantano di non invecchiare e anziani "padri della patria" la cui età e lunga storia sono fatti valere come un blasone per poter continuare a occupare la scena pubblica».
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Il catalogo è questo: occhio ai cambiamenti. Uomini veri, uomini che non devono chiedere mai, ma anche uomini-mammo. Che si rimboccano le maniche e aiutano in casa: non certo a fare le pulizie, ma a tenere i bambini, più gratificante. Uomini separati, anche dai figli. Uomini immigrati. Nel pantheon ci sono i maschi del sogno, proposti dalla cultura popolare come modelli ideali ed egemoni, poco importa che siano eroi del passato, personaggi letterari, attori o anche campioni dello sport: «Che si tratti di Renzo Tramaglino o del Commisario Cattani, di Marcello Mastroianni o di Francesco Totti - scrivono le due curatrici - questi personaggi-immagine divengono una sorta di sineddoche del maschio italiano - modelli da imitare - ambasciatori di italianità». E poi ci sono i maschi reali, che devono fare i conti con le difficoltà di ogni giorno. La crisi dell' identità maschile dura almeno dalla caduta del fascismo. Più che di uomini mito in questo libro si parla di "mascolinità disorientate e ferite", senza nuovi punti di riferimento, messe in discussione dal femminismo e dalla lunga marcia verso la parità: «Le sfide crescenti hanno reso necessaria una ridefinizione di una mascolinità ormai obsoleta, artificiale e improponibile». Un processo di ridefinizione, scrivono le autrici, che "ha cominciato a moltiplicare le rappresentazioni sociali in direzione antieroica". Si parte da lontano per giungere alla conclusione che è indispensabile un "ripensamento della mascolinità". Un superamento dei troppi luoghi comuni che "frenano lo sviluppo di una mascolinità più ricca, flessibile, egualitaria e orientata alla condivisione".
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Parlare di femminilizzazione dell' uomo contemporaneo e, al contempo, di mascolinizzazione delle donne appare troppo semplicistico. Galanti per Dna, i maschi italiani ci vengono raccontati in ogni variante e in ogni contesto: nella letteratura, nel cinema, nella fiction televisiva, nello sport, nella moda. Belli e fragili ma non solo. Atletici, narcisisti, insicuri, "Apolli disfatti" lungo una strada in salita. Il maschio italiano continua a perpetuare il proprio stereotipo fra le mura domestiche, dove la parità è ancora una chimera. Le ore che l' italiano medio dedica alla cura della casa (pochissime) e alla cura dei figli (un po' di più) sono pur sempre una quantità trascurabile rispetto al tempo immolato dalle donne. L' uomo made in Italy sfugge alle responsabilità: più tardi si accasa meglio è. Si chiama "sindrome del ritardo" quella che affligge tanti "splendidi quarantenni", il continuo rinvio ad assumere ruoli adulti. Quasi un uomo su due taglia il traguardo dei 35 anni senza essersi sposato e senza avere figli. Nelle generazioni nate negli anni Trenta e Quaranta questo fenomeno, questa sindrome del rinvio, interessava solo un uomo su dieci. L' Italia presenta un' età maschile al primo figlio superiore di ben due anni rispetto alla media di altri paesi: fattori culturali si stanno sempre più sommando a difficoltà oggettive. E gli uomini laureati sono proprio quelli che posticipano di più.
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Laura Laurenzi
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13\09\2007
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[(Sezione: CRONACA) - Pagina 39 - (Repubblica)]