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Non è castrando il maschio che la donna si libera di tutte le sue pastoie. Anche perché ci sono degli istinti insiti in ognuno di noi, uomo o donna non importa. «Il nostro corpo "ci precede" - scrive La Cecla - come la società dentro cui nasciamo. Ci precede fisiologicamente, ma non fisionomicamente. Siamo noi, interagendo con i familiari, con i vicini, con gli altri, a definire la fisionomia della nostra fisiologia. Crescere significa assumere una fisionomia, cioè somigliare a qualcuno. Diventare maschi o femmine significa, fondamentalmente, con buona pace di coloro che vogliono scegliersi un sesso inedito o inorganico, somigliare agli altri uomini o alle altre donne. Somigliare fisicamente e fisionomicamente, cioè culturalmente prendere le fattezze che la propria cultura attribuisce alle donne o agli uomini». C' è un modo particolare di stare intruppati con elementi dello stesso sesso (sia gli uomini che le donne) fin dalla più tenera età. Il branco di maschietti o il gruppo di femminucce socializza rimandando da uno all' altro sguardi, movimenti, ammiccamenti e comportamenti. Ognuno riflette se stesso nello specchio comune. E dallo specchio attinge modi bruschi o modi cortesi. E via via crescendo resta la magia di questa complicità di genere tra componenti dello stesso sesso. Era così sicuramente prima del conflitto uomo-donna. Ora è tutto diverso. Ci sono le fotografie di Enzo Sellerio negli anni Cinquanta o di Franco Zecchin negli anni successivi, che mettono a fuoco questa complicità nello stare insieme al Sud, spesso a stretto contatto fisico. Uomini tra uomini e donne tra donne. Atteggiamenti talvolta incomprensibili per chi provenendo dal Nord era totalmente fuori da questa fisicità amicale. Da queste immagini emerge la differenza biologica e psicologica tra i due sessi. Due entità diverse, che proprio nella diversità trovavano quel collante che li faceva coesistere e convivere. Una diversità che rendeva affascinante il rapportarsi, a cominciare dal complesso gioco della seduzione.
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Le tensioni degli ultimi decenni rischiano di frantumare un equilibrio consolidato in secoli di aggiustamenti. La donna siciliana, che alla luce di una lettura superficiale della realtà veniva considerata schiavizzata dall' uomo in realtà anche all' interno della famiglia patriarcale, aveva consolidato un dominio incontrastato sull' uomo, al quale lasciava solo l' onore di uno scettro visibile del comando più apparente che reale. Una donna quindi «comandiera» dentro le mura domestiche e subalterna solo all' esterno, anche perché relegata ai lavori casalinghi non si era ancora affrancata dalla dipendenza economica. Un esempio spiega meglio di qualsiasi analisi questa doppia realtà che finiva con dare dignità a entrambi i protagonisti. Sul finire degli anni Settanta la Rai invia le telecamere in Sicilia per un' inchiesta sulle donne, un tentativo di fotografare il nuovo che avanza. Collaborando con il regista Maurizio Rotundi gli suggeriamo di rivolgere a una donna una serie di domande, certi della prevedibilità delle risposte. Ecco il dialogo: «Signora chi è che gestisce le risorse economiche nella sua famiglia». «Io». «E chi provvede all' educazione dei figli?». «Io». «Chi trattiene le relazioni con la rete parentale e con il vicinato». «Io». «Chi soppesa tutto quello che accade in paese?». «Io». «E chi comanda a casa sua?». «Mio marito». Questa era la donna che una lettura estrapolata dal contesto culturale avrebbe definito «vessata». D' altra parte era la donna a indirizzare il figlio maschio verso l' emulazione del marito. E non lo avrebbe fatto a cuor leggero se non fosse stata convinta della validità di quel modello che era completamente armonico tra le due metà del cielo. E oggi? La donna spesso lavora, anche se ancora non nella misura desiderata, specialmente da queste parti dove le opportunità non sono pari, ma è stata cacciata dalla cabina di regia culturale, in senso antropologico, all' interno della famiglia. Anche lei, come l' uomo, è stata estromessa da una realtà che tende a far diventare tutti noi sensori terminali di elaborazioni decise altrove. Così i nostri ragazzi più che nel padre si specchiano in maschi di carta programmati nelle centrali telematiche e nei templi del consumo.
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Tano Gullo
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09\06\2006
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[(Sezione: PALERMO) - Pagina 8 - (Repubblica)]