I suoi organi sono stati già donati: i reni aiuteranno a vivere altri due lucani, un uomo ed una donna; le cornee sono state inviate alla Banca delle cornee dell’ospedale “San Giovanni” di Roma, per essere successivamente trapiantate.
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Per Trenitalia, la vicenda si può chiudere qui. Infatti, in un comunicato dell’ufficio stampa, naturalmente, l’azienda rende noto che “dai primi riscontri dell’inchiesta, avviata da Trenitalia in relazione all’incidente di venerdì 8 agosto a Potenza, risulta che il movimento di manovra dalla stazione al raccordo ferroviario è stato avviato - contrariamente alla normativa vigente – in assenza del secondo operatore, quindi a squadra incompleta”.
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Aggiugendo poi: “il secondo operatore è giunto poi sul luogo di lavoro solo a incidente avvenuto. Le violazioni ai regolamenti e alle norme sono in corso di contestazione ai due dipendenti di Trenitalia”.
.Pare quindi indubbio, secondo Trenitalia, che si tratti di una questione interna alla classe operaia, con lavoratori che muoiono e lavoratori che, per incuria, ignoranza, disattenzione, fannullosità (tanto cara ad Ichino e Brunetta) arrivano perfino a provocano la morte di altri compagni.
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Un particolare molto interessante su cui andrebbe fatta una riflessione è che, nella pur scarna rassegna stampa che abbiamo raccolto (contrariamente a quella che ha pianto la prematura scomparsa di Andrea Pininfarina per incidente stradale: ma si sa, il peso specifico dei padroni è superiore a quello degli operai, perfino in punta di morte), non si fa menzione nemmeno del primo macchinista (di cui, a questo punto, dalle dichiarazioni di Trenitalia e per la logica comune, si dà per scontata la presenza a bordo).
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Riscontro per riscontro, è difficile credere che un treno deragli, ne colpisca un altro fermo, si schianti sopra un edificio, ed il primo macchinista si volatilizzi per lo meno a mezzo stampa, nel nulla.
.Confindustria rinnova l’invito ai sindacati di lavorare insieme per la sicurezza. La Regione pone interrogativi circa il funzionamento delle infrastrutture che sono “al servizio delle nostre città”, in un gioco al rimpallo che non prevede l’analisi dei costi per non turbare quella dei profitti.
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Intanto, anche in Basilicata, terra di inquisiti al Governo, si aspetta, con malinconica rassegnazione allo strapotere capitalista e dei suoi ascari, il prossimo morto ammazzato sul lavoro e/o di lavoro.
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Francesco Fumarola
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14\08\2008
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