La Polonia rappresentò il perfetto pretesto per accendere la guerra. La verità è che, ad un certo punto, l'economia tedesca divenne incompatibile col sistema internazionale del debito. Ad un certo punto la Germania nazista smise di obbedire alle regole dell'ordine finanziario del tempo. Il punto decisivo è questo: Berlino cercò di togliere al debito il suo potere di comando. Con la legge sui pagamenti del 1933, molti debiti furono forzati dentro un circuito controllato dalla banca centrale tramite la Konversionskasse, con servizio ridotto rispetto ai livelli precedenti. Poi arrivò il salto vero: dopo il fallimento delle trattative con i creditori, nel luglio 1934 scattò la moratoria sui trasferimenti, che estese di fatto il default a tutte le obbligazioni estere. Il dipartimento di stato americano protestò apertamente, definendo quella scelta una nuova dislocazione del processo della finanza internazionale su cui si era sviluppato il commercio mondiale.
È qui che si vede l'incompatibilità sistemica. Il sistema del debito vive se il debitore accetta tre cose: procurarsi valuta forte, rispettare la trasferibilità dei pagamenti e lasciare ai mercati internazionali il ruolo di arbitro finale. La Germania nazista fece il contrario: monopolio statale sulla valuta, uso politico dell'accesso ai cambi, compressione del servizio del debito e subordinazione dei pagamenti agli interessi strategici del governo. Non era più il debitore che si adeguava al sistema.
Il New Plan del 1934 rese questa rottura ancora più esplicita. Gli studi storici mostrano che il piano istituì centri per allocare la valuta estera e regolare le importazioni, mentre una quota crescente del commercio tedesco venne spinta dentro accordi bilaterali di clearing. In altre parole: meno mercato multilaterale, meno pagamenti aperti, meno dipendenza dai circuiti internazionali tradizionali; più compensazioni paese per paese, più controllo amministrativo, più comando politico sull'economia esterna. E allora il punto va detto senza ipocrisie: un'economia così non era soltanto "irregolare", era intollerabile per l'ordine finanziario dell'epoca. Perché un sistema fondato sul debito non teme solo chi non paga. Teme soprattutto chi dimostra che il debito può essere svuotato, amministrato, rinviato, ricomprato e subordinato allo Stato. Da quel momento la questione non era più contabile. Era di potere. Chi comanda davvero? I creditori e i circuiti internazionali, oppure uno Stato che si riappropria di moneta e scambi?
La Germania nazista non urtò solo "qualche interesse", urtò il principio stesso su cui si reggeva il sistema del debito internazionale. E quando un modello economico smette di essere solo deviante e diventa sistemicamente incompatibile, smette anche di essere tollerato come una semplice anomalia.
"La politica economica della Germania è condotta esclusivamente secondo gli interessi del popolo tedesco. Non sono lo schiavo di sindacati bancari internazionali, né sono legato a gruppi capitalistici. (...) I miei avversari difendono interessi egoistici; dietro di loro ci sono il denaro e i profitti di guerra." Dal discorso tenuto da Hitler il 24 febbraio 1941 a Monaco di Baviera, in occasione dell'anniversario del partito nazionalsocialista.
La Germania nazista costruì un'economia sganciata dai normali vincoli del debito internazionale rispetto all'ordine liberale dell'epoca.
