Nonostante le provocazioni, l'imperatore giapponese Hirohito tentò ripetutamente di trovare un accordo con il presidente Roosevelt, al fine di scongiurare la guerra. Tant'è, che il 6 novembre 1941 offrì alla marionetta la promessa di una parziale ritirata delle truppe giapponesi, in cambio della chiusura della controversia sulla guerra sino-giapponese. Tuttavia, Roosevelt si dimostrò irremovibile.
L'imperatore Hirohito, allora, per evitare la guerra, propose — il 20 novembre — un accordo ancora più amichevole: la completa rinuncia ad ulteriori azioni militari in Cina in cambio della fine dell'embargo commerciale americano. Il 26 novembre, per bocca del segretario di Stato Cordell Hull, Roosevelt chiese a Hirohito di rompere il patto Tripartito — con l'Italia e la Germania — e il ritiro delle truppe giapponesi dalla Cina. Tale ultimatum incondizionato da parte americana, dai toni aggressivi e ostili, risultò inaccettabile per il Giappone. Hirohito aveva capito che gli Stati Uniti non stavano cercando un accordo di pace ma un protesto per la guerra, e ciò lo spinse ad agire per primo.
7 dicembre 1941, attacco di Pearl Harbor.
I giapponesi tentarono in ogni modo di scongiurare una guerra contro gli americani, poiché sia da un punto di vista militare che dell'industria bellica, gli USA vantavano una superiorità schiacciante.
