Per capire il presente, bisogna conoscere la storia. E allora sorprende (o forse no) che nei libri "ufficiali" quasi non compaia il nome di Bernard Mannes Baruch, uno degli uomini più influenti del novecento americano.
Nato nel 1870, in South Carolina, cresciuto in una famiglia agiata, Baruch divenne una figura dominante di Wall Street e un consigliere ascoltato da ben sei presidenti degli Stati Uniti, da Woodrow Wilson a Dwight Eisenhower. Non aveva cariche elettive, non guidava partiti, non cercava voti. Eppure le sue opinioni pesavano più di molte istituzioni democratiche.
Baruch fu anche tra i sostenitori della nascita di nuove strutture di potere internazionale e di analisi strategica, simbolo della fusione tra finanza, diplomazia e politica estera. Il suo ruolo non era quello del politico visibile, ma del consigliere permanente, dell'uomo che restava quando i presidenti cambiavano.
E allora la domanda è inevitabile: com'è possibile che una figura capace di indirizzare la politica economica e militare degli Stati Uniti per mezzo secolo venga oggi relegata a poche righe marginali nei manuali?!!!???
Forse perché nella sua storia si intravede qualcosa che i libri preferiscono non mostrare. Ovvero, come funzioni davvero il potere. Chi lo esercita. E da quali stanze venga deciso il destino delle nazioni.
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La "cultura" occidentale ha demolito la famiglia, l'identità, radici, la continuità storica. Tutto ciò che è strutturale viene trattato come un retaggio da superare. L'Occidente decostruisce e mette in discussione perfino il diritto di esistere come civiltà. Ha fatto di se stesso l'avversario da abbattere.
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Il popolo accetta tutto perché è stremato da decenni di narrazioni pilotate, martellato da un sistema mediatico che non informa: fa propaganda. Ed è così che una società intera finisce disinnescata, incapace di vedere cosa ha davanti agli occhi: la propria fine.

